giovedì 16 novembre 2017

DARE DISCREZIONALITÀ AL POTERE SIGNIFICA GENERARE INGIUSTIZIE

di Giuseppe Marazzini
16.11.2017

Oggi 16 novembre 2017 a Legnano tornano in commissione Legalità e Sicurezza le disposizioni previste dalla legge promossa dal ministro dell'interno Minniti, derivate dal suo stesso decreto del 20 febbraio 2017. Queste disposizioni verranno introdotte, modificando il regolamento di Polizia Urbana, se il nuovo Consiglio Comunale le approverà. Mi auguro che in commissione i consiglieri più attenti ai diritti delle persone, non accettino supinamente l'introduzione di modifiche al regolamento di Polizia Urbana, quale il "daspo". Non bisogna accondiscendere alla solita solfa dell'atto dovuto, Il regolamento di Polizia Urbana contiene già una serie di disposizioni, oltre alle leggi dello Stato, che permettono di operare con un largo raggio di azione. Tantissime associazioni che operano sul territorio nazionale e che hanno colto la pericolosità delle disposizioni "Minniti", dalle Acli alla comunità di S.Egidio, dai Sindacati alla Caritas a Libera e tantissime altre, sono contrarie a queste disposizioni.

 
Decreto sicurezza, in nome del decoro non si può criminalizzare anche chi sta ai margini

Dare discrezionalità al potere significa generare ingiustizie. Il rischio di creare centri storici ripuliti da indesiderati e periferie ghetto. Un regalo a chi vuole raccogliere consensi cavalcando la paura 

di ROBERTO SAVIANO 
18 marzo 2017 la Repubblica 

MA DAVVERO il Pd ha permesso che un decreto del genere potesse essere realizzato? La risposta è una sola: sì, il Pd l'ha permesso e promosso. Il decreto Minniti sulla sicurezza urbana, considerato da questo governo cosa di "straordinaria necessità e urgenza", ha toni razzisti e classisti. 

Per descriverlo in breve: i sindaci, per ripulire i centri storici delle città, avranno il potere di allontanare chiunque venga considerato "indecoroso", non occorrerà che sia indagato o che abbia commesso un reato. Il sindaco potrà così chiedere che venga applicato a queste persone un "mini Daspo urbano". Daspo, perché in Italia tutto è calcio e tifo, anche la politica. Si usa l'espressione Daspo perché il tifoso può essere allontanato dallo stadio o costretto alla firma in questura il giorno della partita, in base anche a una segnalazione, non necessariamente è una condanna. 

Stiamo assistendo alla criminalizzazione dell'uomo anche quando per fame rovista in un cassonetto della spazzatura per prendere ciò che altri hanno buttato via. Potrà essere allontanato in linea di principio chi non veste, a insindacabile giudizio del sindaco e dei vigili urbani, "decorosamente"? Le creste punk sono decorose o indecorose? La moralità di un comportamento da cosa sarà valutato? Se urlo ubriaco per strada commetto reato, quindi abbiamo strumenti di intervento. Se spaccio verrò arrestato. Se mi denudo ci sono già strumenti per intervenire. Se vendo merce contraffatta, commetto reato. Se occupo suolo pubblico, sarò multato. E allora? 

Questo decreto che parla esplicitamente di sindaci che possono allontanare in nome del decoro, quiete pubblica e moralità a cosa si riferisce? Mi rispondo da solo, come mi risponderebbero i sostenitori di questa aberrazione: ma non essere demagogo, sarà il buon senso a determinare il grado di "indecorosità" a cui il sindaco farà fronte. 

Davvero? Se divenisse sindaco Salvini, ci troveremmo a veder allontanata ogni sorta di umanità che al nostro serve per sfogare il bugiardo "prima gli italiani" o qualsiasi altra propaganda razzista. Dare discrezionalità al potere significa generare ingiustizie. Arrivare a questa scorciatoia perché la legge è troppo lenta significa dire meglio un'ingiustizia veloce che una giustizia lenta. La ragione dovrebbe invece continuare a pretendere una giustizia veloce. Maroni da ministro degli Interni aveva spinto per far nascere sindaci-sceriffi, ora Minniti arma questa possibilità con questo decreto. Dietro le parole - che pronunciate nel contesto del decreto risuonano vetustissime e da catechesi - di decoro e moralità si nasconde ben altro. Spogliamole della veste tecnica e sapete cosa rimane? Rimane un sottotesto che risuonerebbe così: è dato al sindaco la possibilità di allontanare immigrati e disperati nell'immediato cosi che possano massimizzare il consenso dall'operazione. Domandiamoci ora quale sarà il risultato di questo decreto vergognoso: centri storici magari ripuliti velocemente dai clochard e dagli immigrati e periferie ghetto. 

Il provvedimento prevede che il questore, su segnalazione anche del sindaco, potrà allontanare dal centro gli indesiderati per un massimo di sei mesi. È un regalo che viene fatto ai primi cittadini per raccogliere consenso sull'odio e la paura. Sindaci che non hanno più strumenti economici e sociali per portare avanti progetti, che non hanno altri strumenti. 

Allontanare non significa risolvere ma nascondere. Contrastare questo decreto non significa vedere il centro storico colmo di accattoni, accettare il barbonismo, invitare a riunioni di lavoratori ubriachi della domenica che occupano gli spazi della bellezza, significa obbligare ad affrontare le ragioni del disagio non a perseguitare il disagio. Significa non ammettere scuse e scorciatoie. 

Abbiamo già gli strumenti per contrastare i reati, questo decreto a cosa serve? Questo decreto è solo una grande scusa per ramazzare di volta in volta chi si vuole, autorizzare ad un ingiustizia enorme i sindaci e trascurare l'origine dei problemi. Il sindaco Nardella di Firenze dichiara alla radio che il decreto Minniti va bene. È consapevole il sindaco Nardella che la strategia dei parcheggiatori abusivi è tutta completamente gestita dai clan? Se per gioco si camuffasse e cercasse di fare il parcheggiatore non troverebbe come nemico il nuovo sindaco sceriffo ma le famiglie che controllano quegli spazi. I venditori abusivi hanno aggredito nell'indignazione della rete l'inviato di Striscia la notizia Luca Abete: la loro merce è tutta gestita dai clan, i loro stipendi miserabili vengono dai clan, della loro merce devono rispondere ai clan. E come si risponde? Allontaniamo quelli non graditi ai sindaci. Velocemente, per massimizzare il loro consenso. Lavoro, integrazione, sviluppo sono energie in un paese al collasso e allora si occhieggia alla disperazione del più cupo razzismo. 

Il Movimento 5 stelle cosa fa? Si è astenuto. Astenuto perché il decreto sarebbe "una scatola vuota senza fondi né risorse, e molto probabilmente rimarrà lettera morta". E se non rimanesse lettera morta? Non sarebbe stato più dignitoso un minoritario (230 favorevoli e 56 contrari) ma umano No? L'astensione e il silenzio hanno tutto il sapore della complicità. Con questo decreto il Pd si mette fuori la storia che lo voleva figlio del riformismo italiano. Cosa aveva reso la sinistra italiana di Kuliscioff e Turati, di Rosselli e Calamandrei un punto di riferimento internazionale? La capacità di coniugare riforma sociale con libertà, senso del reale con l'aspirazione di cambiamento. Non il povero ma la povertà era il problema, non il criminale ma il crimine, non il ricco ma privilegio erano il problema. Non di disagio allontanato ma di disagio affrontato. Non città fatte di centro pulito e mondezza spazzata in periferia. Ma il contrario, il centro cuore di una città la cui periferia diventa sua espansione, avanguardia. Idee che non ci sono più e senza idee non c'è più vita ma solo un investimento sul capitale in queste ore più facile da raccogliere: la paura.

martedì 7 novembre 2017

L’OSSESSIONE DEL POTERE

di Giuseppe Marazzini
07.11.2017

I maggiori responsabili della congrega dei “cappellini bianchi” una volta perso le elezioni cittadine a favore di Fratus, si sono buttati sul PD locale conquistando la Segreteria. Magra soddisfazione, è solo una vittoria di Pirro. Il loro modus operandi -cambieremo il modo di far politica - ha tradito le aspettative iniziali e gli elettori, anche di centrosinistra, l’hanno sonoramente bocciato. Pensare di riproporlo vuol dire solo che i nostri camminano con la testa rivolta all’indietro. 

Anche sui social network locali i nostri non perdono occasione di reagire ad ogni critica mossa dalla nuova amministrazione. Affermare però la propria superiorità nella gestione della cosa pubblica, senza produrre alcun atto tangibile che dimostri quanto si va affermando, è cosa alquanto sterile. 

Forse è il caso che qualcuno della congrega dei “cappellini bianchi”, spieghi all’opinione pubblica quali sono le sostanziali differenze tra il loro modo di far politica e quello degli avversari. 

E’ risaputo che ad ogni cambio di amministrazione un po’ di magagne vengono alla luce. Vedi le preoccupanti criticità in cui versa la nuova struttura socio sanitaria aperta a Mazzafame solo da qualche mese e già sotto la lente del giudice per gli esposti dei parenti. Oppure le carenze progettuali della vecchia Accorsi, l’irrisolta questione del teleriscaldamento nei palazzi Aler sempre a Mazzafame, e ancora, le tensioni su Amga senza dimenticare gli errori di fondo, come ad esempio la mancata assunzione del codice etico dopo il caso dell’assessore Cusumano. 

Rifiutare per ego politico osservazioni e critiche serve a poco, autoincensarsi serve ancora meno. 

La congrega dei “cappellini bianchi” ha ricevuto dall’elettorato una sonora sventola, da far tramortire anche un pugile ben preparato ad incassare colpi. 

Questa è la cruda e nuda realtà. 

Consiglio ai perdenti di prendersi un periodo di tempo per ristabilirsi, poi si vedrà se saranno ancora in grado di salire sul quadrato per le prossime sfide oppure no.